L'OUTSOURCING LOGISTICO, OPPORTUNITÀ PER CREARE VALORE

Nunzio Di Croce, Specialist Humansolution

Approfondimento sull'importanza dell'Outsourcing logistico, molto più di un servizio a basso costo

di Nunzio Di Croce, Specialist logistica Humansolution

"Il servizio dal punto di vista tecnico è ben strutturato ma costa troppo”. Per un fornitore di servizi questa è una frase sentita molte volte. Una frase sentita ogni qual volta ci si trova davanti a un cliente che utilizza la voce “costo” come criterio principale del proprio processo decisionale.

Un’azienda che vuole terziarizzare il processo logistico o parte di esso, è spesso spinta in questa scelta dalla ricerca del risparmio, dall'acquisto di un servizio che costi poco. Questo approccio fa dimenticare all'azienda che una scelta di outsourcing logistico deve essere una scelta strategica di lungo periodo volta a creare valore. L'outsourcing non si può ricondurre semplicemente ad una banale riduzione dei costi in virtù dell'esternalizzazione di una specifica attività che consente di adottare un diverso regime contrattuale della manodopera.

Prima però di fare qualche riflessione su questa scelta, è opportuno intendersi sul concetto di “outsourcing logistico”. Si parla di outsourcing logistico nel momento in cui un’azienda affida a un fornitore esterno, per un periodo contrattualmente definito, la gestione operativa di una o più funzioni logistiche (approvvigionamento, trasporto, distribuzione, stoccaggio materie prime e/o prodotti finiti, etc.) a cui sono associabili altre attività prossime alle attività logistiche (imballaggio, confezionamento, personalizzazione prodotti, pratiche doganali e/o assicurative, etc.).

Secondo il Report 2017 dell’Osservatorio di Contract Logistics del Politecnico di Milano, il settore della logistica conto terzi in Italia si stima valga 80 miliardi nel 2017, +1,8% rispetto all'anno precedente.

Un settore mediamente in crescita ma caratterizzato da una forte frammentazione in quanto le aziende committenti tendono a preferire un approccio con fornitore a bassa autonomia ed estensione limitata delle attività rispetto ad un approccio con alta autonomia del fornitore ed ampia estensione delle attività. Tra le principali cause di questa frammentazione c’è l’incapacità di attivare una relazione committente – fornitore volta al miglioramento continuo e fondata su una governance comune dei processi logistici a tutti i livelli decisionali. Nel momento in cui si valuta un progetto di outsourcing in termini esclusivamente economici si compie uno sbaglio e ci si allontana dalla possibilità di attivare una relazione committente – fornitore in grado di creare valore. Si deve invece passare da un processo decisionale basato sui costi ad un processo decisionale basato sulla qualità del servizio, sulla razionalizzazione del numero di fornitori, sull'aumento della durata dei contratti di collaborazione. L’obiettivo non deve essere la scelta di un fornitore “economico” ma di un partner in grado di supportare il committente in tutti gli aspetti operativi legali ed amministrativi, in un’ottica di terziarizzazione strategica.

L'outsourcing non deve essere visto come una semplice operazione di acquisto, ma il committente deve viverlo come una scelta strategica in grado di modificare l’organizzazione attuale. È bene che il committente ragioni secondo una visione di medio-lungo termine e non solo con un obiettivo di riduzione dei costi di breve periodo. Prima di avviare il processo di terziarizzazione, è quindi opportuno che il committente analizzi l’impatto che l'outsourcing può avere sulle persone e sui processi. Il committente, prima di coinvolgere il partner, deve avere definito il perimetro di intervento (quali processi dare in outsourcing) e deve avere effettuato un’attenta analisi in termini di rischi ed ottimizzazione dei processi, in quanto questi aspetti non possono costituire onere esclusivo del partner. Un committente che vuole realizzare un outsourcing logistico di successo deve condividere la decisione a tutti i livelli aziendali ed il management deve esporsi in prima linea come parte attiva del cambiamento insieme al resto dell’organizzazione. Il management deve poi essere attento allo sviluppo di un processo di comunicazione interno all'azienda al fine di spiegare alle risorse umane coinvolte le motivazioni della scelta, i benefici ottenibili, i nuovi ruoli e responsabilità che si andranno a definire. Il committente deve supportare il partner, soprattutto nel breve periodo, nel gestire le fasi di transizione e le problematiche legate al cambiamento. Solo passando da un acquisto a basso costo ad una relazione committente – fornitore in grado di creare valore (partnership) si creano le condizioni in cui tutti gli attori coinvolti riescono a trarre vantaggio dall'outsourcing. Nel momento in cui i vantaggi sono sbilanciati, con molta probabilità si avranno benefici di breve periodo e forti svantaggi di medio-lungo periodo.

Infine, restano un paio di riflessioni da fare. La prima in merito alla scelta del fornitore e la seconda relativa al rapporto di fiducia tra committente e fornitore.

Sicuramente il successo di un processo di terziarizzazione è fortemente condizionato dalla capacità del fornitore di offrire nel medio-lungo periodo prestazioni migliori rispetto a quelle del committente. Questo è possibile solo se il fornitore possiede una buona capacità finanziaria, forti competenze di logistica operativa, se è in grado di gestire efficacemente i subfornitori, se è in grado di raggiungere economie di scala e di implementare soluzioni in campo ICT a supporto dei processi operativi.

La seconda riflessione invece riguarda l’aspetto che costituisce la condizione principale per un outsourcing di successo, ovvero, la collaborazione tra committente e fornitore. Questa è possibile se e solo se gli attori coinvolti aumentano la visibilità reciproca dei propri business, se il committente abbandona l’approccio basato sulla sola attenzione ai costi, se il fornitore condivide con il committente i propri progetti di successo al fine di metterli a fattor comune e rafforzare la cultura logistica dell’organizzazione".